Loceri il fico come moneta

Per gli abitanti di Loceri il fico essiccato è stato fino agli anni 50 una fonte di reddito e di sostentamento importantissima, al pari dell’olio di oliva, della vite e degli armenti. Questa prerogativa è valsa ai loceresi l’appellativo di “LOCERESU FIGULADA” (quelli dei fichi schiacciati appunto) con il quale venivano indicati dagli abitanti dei paesi vicini in una sorta di goliardico e sano campanile. Questo binomio ancora oggi permane “affibiato” ai Loceresi seppure nell’attuale realtà paesana non vi è più alcuna attività economica di rilievo legata alla coltivazione del fico, ne alla produzione essiccata, come lo è stato in passato. Venivano coltivate principalmente 4 varietà: due bianche una biancovinata ed una nera, soprattutto quest’ultima (detta Figu Niedda) era la più diffusa. Coloro che per motivi diversi non potevano raccogliere personalmente i fichi dovevano impiegare i ragazzi o le braccianti. Quando questi coglievano sopra gli alberi, con l’imperativo “KISTIONAI !” si imponeva loro di parlare di qualsiasi cosa o di cantare, per avere la certezza che nel frattempo non si alimentasse. I fichi venivano appiattiti e messi sui“Cannissusu” al sole di giorno e al coperto la notte, ogni due giorni venivano appiattiti e rivoltati. Ovunque nelle campagne sono presenti le testimonianze di quella che fu per questo comune una florida attività: filari di vecchi fichi un tempo consociati ai vigneti , terrapieni di forma tondeggiante, realizzati con la risulta dello spietramento, su cui venivano adagiati “a pilardai” i graticci dei fichi al sole.